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Il cibo come scelta di cura

Gli alimenti che noi compriamo per farne poi del cibo passionale che ci nutra e ci sfami è di certo uno di quegli argomenti che mette d'accordo tutto il mondo, destra e sinistra, Occidente e Oriente.


Ma perchè non chiederci perchè nessuno segua rigide ed efficaci programmi alimentari?

E' forse meglio il cibo biologico, pure certificato dalla CEE, ma a cui siamo indubbiamente intolleranti?

Ancora, è la pancia a farci grassi o in sovrappeso o invece uno stato dell'essere?

Perchè curare l'obesità e non la magrezza?


Eppure tante formule sono state inventate per determinare se una persona è in stato di salute oppure no in base al suo peso. Addirittura c'è chi apostrofa la scienza come una certezza e non come una evidenza probatoria, ben diverso dalle scoperte in qualsivoglia ambito del sapere e per me solo questa è scienza, alias evidence based medicine.


Ma rendiamoci conto del potere che abbiamo dato ai medici chirurghi.


Non fa star meglio ciò che piace al proprio palato piuttosto che ciò che fa vivere bene?


Volete credere a queste idee deliranti, ossessive di gente corrotta e arrivista che ha pagato persino per un posto gratuito nel mondo?


Come anatomo patologa so per certo che le idee estreme, di quasiasi tipo, uccidono il corpo sempre e comunque prematuramente, al di là di ogni progresso scientifico, quindi anche medico, fosse pure sperimentale.


Certo, si può morire a 150 anni e non essere mai nemmeno stati non dico adulti. non dico anziani ma adolescenti!


Come omeopata credo nella naturopatia molto più che nella scienza della alimentazione, come qualsiasi bravo dietologo.


Sono d'accordo che l'abito non fa il monaco.


Ritornando a noi, il cibo come scelta terapeutica già da bimbi indica una maturità in casa che c'è in poche parti del mondo, specie in chi pur odiando il proprio corpo non ne fa un tempio dello Spirito Santo.

In altre parole, chi mangia la verdura per accontentare la mamma, senza accorgersi che prima ha già divorato il pane per 4 persone e ovviamente ha ancora fame.

Non entro in meandri che sconfinano dalla mia esperienza clinica o chirurgica per motivi etici, sebbene tanto ci sarebbe da dire sull'argomento.


A questo proposito vi consiglio le pubblicazioni di una coppia di professori emeriti della Alma Mater Stuudiorum P:Scudellari-C.F.Muscatello.

E per chi fosse un melomane della alimentazione, come me, consiglio anche l'abbonamento a New trend in Schizofrenia. Mi pare che la biblioteca di Neurologia dell'Istituto Roncati abbia tutti i volumi (Porta Sant'Isaia, Bologna (entrata difronte al liceo Righi)).

Nonchè le pubblicazioni edite a stampa della dottoressa M.Zaccari.


Vorrei concludere questo dibattito con voi ringraziando tutti i pazienti che portano una diagnosi a mio nome, ora deceduti (di certo la maggioranza a quello che ne so) sicura che nei sogni continueremo a giocare insieme a inventare la realtà, come allora. Ed i loro parenti fino al quinto grado.







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