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La fine del femminismo

Oggi, ricorrenza a me molto cara per tutti i cortei, le urla i pianti la disperazione di famiglie emigranti che nude marciavano verso la dignità civile di essere riconosciuti come lavoratori e persone, aggiungo ora, in una lotta che fece nascere i sindacati e che diede lavoro a tutta l'Italia che era onesta, che non rubava, che non uccideva, che era già solidale e noglobal. Il femminismo, come abbiamo detto movimento di resistenza alle correnti di pensiero prettamente mafiose.

Che dire di più?

Delle feste alla cantina sociale come ritrovo paesano di noi poveretti e dei contadini locali, che ancora più poveri di noi ci davano tutto gratis, anche l'amore per il sapere.

Poi, la guerra fredda concomitante, cernobyl, le petizioni conte la pena di morte, l'ergastolo a 25 anni, la possibilità di chiedere grazia al presidente della Repubblica, le settimane al Terminillo.

Un po' tutti quelli nati fino agli anni ottanta hanno vissuto questo clima.

Ma fu una shoa, a mio modesto parere.

Migliaia di alpini persero la vita, milioni di partigiani del profondo sud sono ancora in attività per liberare non l'economia locale ma tutto il mondo da quel ragionamento viziato che è la disonesta, prima di tutto intellettuale.

Vi porgo i miei più sentiti auguri, oh donne, sulle note di Contessa, di Paolo Pietrangeli.

Buona festa della donna!

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