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La penna ferita

Titolo del primo libro artistico della poetessa Benedetta Davalli, molto nota nell'ambiente accademico bolognese per le sue pubblicazioni ed i suoi libri specialistici, pur affezzionandosi alla terra in cui emigrò per motivi di lavoro con la famiglia, me compresa, rimase legata indissolubilmente alla sua terra d'origine, Budrio di Bologna.

I diritti d'autore dei suo libri, sia di poesie che di lavoro sono devoluti interamente rispettettivamente in beneficienza e alla ricerca postuniversitaria.

La sua ricca rete di conoscenze internazionali e nazionali sin da maggiorenne, essendo stata presidente della Fuci, poi assorbita dall'Azione Cattolica, di cui ho fatto parte anch'io per un lungo periodo, quello universitario, mi ha permesso di scegliere la Romagna come terra in cui vivere e morire (almeno si spera) poichè alcuni suoi diretti discendenti paterni erano originari proprio di Bagno il Cavallo come si chiamava allora questo paese in cui dopo aver finito gli studi accademici sono tornata a vivere.


Certo viene una età in cui si smette di studiare solamente e si inizia anche a lavorare, magari realizzandosi in tarda età, magari sopportando il peso di enormi frustrazioni personali, come nel mio caso, non già per problemi di relazione come la gente comune crede, quanto per difficoltà a farsi conoscere.

Quanto tutti siamo contari al razzismo eppure lo pratichiamo verso noi stessi? A quanti piacerebbe studiare e si sono fermati perchè non avevano i voti che volevano per la fatica che facevano? Quanti studiano senz'amore per i propri errori ed imparano a memoria enciclopedie intere che dimenticano subito dopo una medaglia al valore? E' davvero responsabile da parte di chiunque prolungare la vita?


Ci vuole forse una laurea accademica per essere gentili con tutti sempre? Beh, questo è impossibile, però, sappiano che le parole che diciamo non solo possono essere delle medicine, ma sono armi potentissime, le più potenti che esistano. Sfido chiunque a credere diversamente. Non ha caso, a mio avviso non è la medicina il potere di dare la vita o la morte, ma è solo un lavoro come tanti, si, utile nel sociale, prima di tutto per chi lo esercita. Poi ci sono mestieri, professsioni e artisti. Ma come ci insegna il programma televisivo fininvest Striscia la notizia, anche tanti pupazzi.

Questo non lo dico solo per parcondicio, ma per ricordare di meditare sui propri sogni ad occhi aperti, voci o non voci che siano dentro di noi, oppure sogni bellissimi di notte mentre dormiamo.

Alcuni si saranno già realizzati, altri non erano i nostri.

E sulle note di Chimera di Morandi vi auguro buona serata.

©2020 BY SARA LEONCINI