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Oh bella ciao!

Questa epidemia di Coronavirus ci ha costretti ha riflessioni molto profonde.

Migliaia di lavoratori hanno perso il lavoro perché in nero, molte famiglie vivono solo ed esclusivamente dei pacchi alimentari di associazioni di volontari come la Caritas e altre laiche.

Ma è possibile vivere così?

Mi sono detta che oltre alle migliaia di centinaia di morti, senza un saluto dei cari, senza un abbraccio, un bacio tante famiglie vivono in estrema povertà da sempre. Proprio non si può cambiare questa condizione?

Non so se era evitabile o no questa pandemia, se ne usciremo rafforzati o indeboliti, non so se, magari, io stessa contrarrò l'infezione.

Di certo, la solidarietà è emersa a mani forti e grandi, al di là di bandiere politiche o barriere sociali.

Le persone, la gente quanto è disposta a perdere e a cosa rinunciare?

La meritocrazia è l'unica legge che conta? O non anche la pietà, pietà non di chi non ha niente e soffre l'inferno, la pietà di soffre insieme a tali persone. Questo sentimento non può che cambiarci. E in meglio.

Ma mi chiedo persone che guadagnano migliaia di euro al giorno sarebbero disposte a fare lo stesso lavoro per due trecento euro? O a lavorare gratis?

Altre persone disprezzano le prestazioni gratuite e pensano di non averne bisogno, perchè potendosi permettere ogni sorta di bene di consumo a maggior ragione uno specialista straiperqualificato.

Il troppo stroppia, antico proverbio che ho imparato a scuola dalla maestra elementare.

Il nuovo ha sempre spaventato finchè a forza di spavaldi giovani che sperimentano diventa una realtà per tutti, una realtà si spera positiva. Almeno a queste mi riferisco.

Personalmente spero che questa pandemia sia occasione per riformare la sanità in maniera equa, permettendo concorsi onesti e trasparenti ai meritevoli, non decisi a tavolino per interessi di qualcuno di potente. Ma quante cose dovrebbero cambiare!

Con i miliardi di euro risparmiati si potrebbe investire sulle piccole e medie imprese per un rilancio dell'economia e delle condizioni di vita.

E basta vedere barboni e zingari. Capisco le crisi di identità, gli psicotici a piè libero. Ci deve essere posto per loro, rispettando la loro cultura e le loro tradizioni, civilizzandoli in maniera umana e non vedere scene, come mi è capitato, di poliziotti che prendevano a manganellate un barbone in pieno inverno perchè nell'androne di una stazione ferroviaria calda che aveva respinto l'intenzione a sloggiare. Che obrobio!

Possibile che un bimbo si ritrovi a fare colazione con il padre a quarant'anni?

Possibile che competenza e professionalità siano un limite?

Pensateci bene prima di trarre conclusioni affrettate!

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©2020 BY SARA LEONCINI