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Per chi è l'omeopatia bis

Questo articolo è un breve riassunto di un video pubblicato su facebook, nella pagina Medicina Integrata, dove approfondisco il discorso del bacino di utenza dell'omeopatia, cioè quelle categorie di persone che hanno una elevata probabilità di successo in tempi abbastanza rapidi da quelle persone che invece sono più problematiche da trattare e dove, di solito, l'omeopatia funziona solo come integrazione della medicina tradizionale e difficilmente si può arrivare a togliere tutte le medicine tradizionali (comunque le si può diminuire!) o a risolvere il caso.

Le persone per le quali un trattamento omeopatico sarà verosimilmente di successo sono sostanzialmente tre:

1) i bambini

2) gli adulti che le hanno provate tutte con la medicina tradizionale per i loro problemi di salute

3) gli adulti/anziani che hanno preso pochissime medicine nella loro vita.

Le persone, invece, dove una terapia omeopatica risulta complessa sono le seguenti:

1) gli adulti che sono stati operati molte volte, anche se per problemi non gravi

2) coloro che da anni prendono molte medicine

3) le persone che fanno molti esami di continuo, estremamente ansiose e che si rivolgono spesso al medico.

Viene spontaneo chiedersi, perchè queste differenze?

Beh, vediamo di spiegare un po', come dicevo in altri articoli, l'omeopatia è una medicina olistica, cioè che tiene conto della persona nella sua interezza e globalità, quindi l'assetto emotivo è importantissimo tanto quanto lo stato fisico, mentre, magari, nella medicina tradizionale si tiene conto solo dello stato fisico. Essendo l'emozione così vitale per raggiungere la guarigione si può capire come una persona che si auto-imponga diagnosi facili per non entrare in contatto con le proprie parti più profonde risponda meno bene, perchè in questi casi di squilibrio tra lo stato fisico e quello emotivo l'alterazione dura da molti anni ed è diventata parte del carattere, del modo di essere di quella persona, che, difficilmente, almeno a livello inconscio, cede il passo al cambiamento. Intervenire su questi casi è molto difficile, per quanto detto e perchè è veramente ostico instaurare una relazione terapeutica efficace e vantaggiosa per la persona, che da un lato si lamenta per i sintomi che ha, ma dall'altro non è disposta a fare nessun lavoro su di sè e a collaborare col medico omeopata.

In conclusione, ribadisco che l'omeopatia è per tutti e che ci sono casi semplici (le persone 'favorite') e casi complessi (le persone 'sfavorite'): iniziare una terapia omeopatica è sicuramente atto di forza e di coraggio che, nella maggior parte dei casi, cambierà la qualità di vita.

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©2020 BY SARA LEONCINI